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LE MIE "MILLE E UNA NOTTE" NELLA
CITTA' DI KEREN
di Filippo Golia

Courtesy of © Erminia Dell'oro
Erminia dell’oro
è nata ad Asmara, dove i suoi nonni paterni giunsero
nei primi anni del secolo. Da anni vive a Milano.
Le sue opere, tra cui “L’abbandono”, “Asmara addio”,
“Il fiore di Merara”, sono state pubblicate da Mondatori,
Einaudi, Baldini e Castaldi e tradotte in diverse
lingue. Con “Il fiore di Merara” è stata finalista
al premio Pen Club. Ha scritto anche fiabe per bambini.
Può indicare un itinerario per un turista che senza
saper nulla decida di andare in Eritrea? Da dove lo
farebbe partire e dove lo farebbe arrivare?
La partenza è inevitabilmente Asmara, dove si arriva
con l’aereo. Da qui lo
manderei a Massawa, una città molto suggestiva costruita
in parte dai turchi che vi hanno lasciato un’impronta
molto forte. E’ una città che resta straordinaria
anche se in parte le guerre l’hanno distrutta. E da
lì alle isole Dalahk.
Questo è un itinerario comune. Ne vuole suggerire
uno che sente più suo?
Consiglierei al turista di recarsi subito a Keren.
Una città che dista 90 chilometri da Asmara ed è su
un altopiano di 900 metri. E’ una cittadina mussulmana
ricchissima di colori. Le donne sono vestite di abiti
variopinti. Il lunedì si tiene sempre il mercato dei
cammelli che è una vista bellissima e affascinante.
Poi ci sono gli orafi seduti in terra che soffiano
il fuoco per fondere l’ oro. Devo confessare che quando
vado a Keren mi sembra di essere in una favola delle
“Mille e una notte”.
E poi?
Poi, dopo Keren si può scendere ancora e visitare
Akordat che è una città interessante, fino ad arrivare,
di villaggio in villaggio, al confine.
Se si vuole, partendo da Keren si può visitare anche
Nakfa, con un percorso che passa da Afabet. Nakfa
è stata la capitale della resistenza eritrea nella
guerra di liberazione.
Dopo Keren, verso occidente ci sono i fiumi: l’Anseba,
il Gash,
che nella stagione delle piogge, sulle sponde sono
ricchi di verde, di palme, di congestioni di piante
bananifere.
E la Dancalia?
E’ il posto in cui manderei tutti ma si tratta di
un viaggio molto particolare. Va organizzato. Non
si può andare in Dancalia senza avere il permesso
dei dancali, che sono gente molto fiera e non ammettono
si entri nel loro territorio senza un permesso.
E questo non è l’unico problema. La Dancalia è anche
un deserto dove le temperature raggiungono i 40-50
gradi, e dove ci si può avventurare solo con grandi
scorte d’acqua. Insomma bisogna essere molto prudenti,
ma ne vale la pena: sul pianeta non esistono altre
terre come la Dancalia, così piena di rocce di tutti
i colori.
Delle nove etnie, quale è la più affascinante da incontrare?
I Rashaida, arabi arrivati nell’ottocento che abitano
in prossimità della Dancalia, molto pittoreschi nei
costumi e nei monili. Le donne Rashaida sono bellissime
con dei colli sottili e lunghi, sempre ornati di un’abbondanza
di collane, anche quando sono povere.
Anche gli italiani arrivati in Eritrea, quelli che
sono rimasti, si possono annoverare come un’etnia
del paese?
Decisamente in Eritrea c’è un’impronta italiana. L’impronta
del nostro passaggio. Se si va ad Asmara, ma anche
nei piccoli villaggi sperduti, si vede il segno del
passaggio degli italiani. Camminando per Asmara si
legge “Ristorante Milano”, “Ristorante Bologna”, “Bari
impero” “cinema odeon”. I vecchi eritrei si fermano
volentieri a parlare con gli italiani e parlano benissimo
la nostra lingua. C’è un pezzo della nostra storia
in questo luogo. Una storia che noi abbiamo rimosso.
In conclusione, cosa troverà il turista in Eritrea?
Un popolo che ha un grande orgoglio, una grande dignità
e un grande senso dell’ospitalità e con cui abbiamo
forti legami.



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